sabato 18 ottobre 2008

Liquidazione volontaria della ditta individuale

a cura del Rag. Cesare Gennari

In genere, quando si parla di liquidazione, si è soliti pensare alle società commerciali (di persone o di capitali); quella procedura, cioè, con la quale la compagine sociale provvede ad estinguere tutti i debiti assunti in nome e per conto della società e a ripartire la restante massa attiva tra tutti i soci fino a giungere al definitivo scioglimento della stessa, alla cessazione dell'attività e alla cancellazione della società dal registro imprese.

Il codice civile in materia di società, dedica una vasta gamma di articoli alla messa in liquidazione prescrivendo che le norme che regolano tale procedura debbano essere descritte all'interno dello statuto delle stesse e che il relativo avvio della procedura di liquidazione assuma la forma di atto scritto con autentica di notaio; nulla dice, invece a proposito delle ditte individuali.

In effetti, a disciplinare la messa in liquidazione delle ditte individuali ci pensa il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 917/86) che all'art. 182 comma 1 prevede che l'inizio della messa in liquidazione della ditta individuale, coincide con la data di comunicazione inviata all'Agenzia delle Entrate con apposito Modello AA9/9 (art. 35 del Testo Unico IVA).

Sebbene non vi siano delle norme codicistiche a regolamentare la procedura di liquidazione delle ditte individuali, per prassi si seguono le stesse procedure prescritte per le società, dunque, il preventivo assolvimento dei debiti (verso Enti Pubblici, verso fornitori, terzi, ecc.), la successiva estromissione dei beni strumentali (in particolare mediante emissione delle fatture per autoconsumo con determinazione delle relative plusvalenze tassabili).

A tal proposito, si riporta di seguito la risposta ad alcuni quesiti pertinenti l'autoconsumo in ipotesi di cessazione dell'attività.

AUTOCONSUMO IVA – REDDITI DEI CESPITI E MERCI
Art. 2, comma 2, n. 5, DPR n. 633/72 è soggetta ad IVA

“la destinazione di beni all'uso o al consumo personale dell'imprenditore o di coloro i quali
esercitano un'arte o una professione o ad altre finalità estranee alla impresa o all'esercizio dell'arte o
della professione, anche se determinata da cessazione dell'attività, con esclusione di quei beni per i quali
non è stata operata, all'atto dell'acquisto, la detrazione dell'imposta di cui all'art.19".

CIRCOLARE MINISTERIALE 19.6.2002, n. 54/E – Punto 16.3
D. Un imprenditore individuale, in seguito alla cessazione dell’attività ha liquidato l’azienda, senza tuttavia
realizzare tutti i cespiti.
Si chiede se per i beni invenduti che l’imprenditore trattiene presso di sè inutilizzati in attesa di trovare acquirenti,
scatti l’imponibilità per autoconsumo, oppure sia legittimo ritenere che la liquidazione non sia ancora ultimata e
continuare, quindi a presentare dichiarazione Iva.
Nel caso in cui si trattasse di un immobile strumentale, l’eventuale locazione a terzi integrerebbe auto consumo
oppure i canoni sarebbero soggetti ad Iva?

R. L’articolo 35 del Dpr n. 633/72 stabilisce che nell’ultima dichiarazione annuale Iva si deve tener conto anche
dell’imposta dovuta ai sensi del n. 5) dell’articolo 2, intendendo a quest’ultimo proposito che l’operazione di
autoconsumo deve considerarsi effettuata alla data di cessazione dell’attività, coincidente con la data di
chiusura delle operazioni di liquidazione desumibile anche dai comportamenti concludenti posti in essere
dal contribuente, posto che a partire dalla stessa i beni devono considerarsi acquisiti al consumo
personale o familiare ovvero destinati a finalità estranee all’esercizio d’impresa.
L’eventuale locazione a terzi di un immobile dopo la cessazione dell’attività e quindi dopo l’acquisizione dello
stesso, tramite l’applicazione dell’imposta all’autoconsumo esterno, nel patrimonio personale dell’imprenditore
cessato, esula quindi dal campo di applicazione dell’Iva.

Adempimenti all'Agenzia delle Entrate:

Prendendo come riferimento il Modello AA9/9, nel quadro A si barra la casella "2" Variazione dati, barrando altresì la casella "L" (liquidazione).
Nel proseguo della compilazione dovranno essere comunicati i soli dati ad essere variati; il sistema dunque considererà invariato tutto ciò che non è stato menzionato in sede di compilazione del modello.
Ad esempio: se la liquidazione riguarda un singolo ramo dell'azienda, si dovranno comunicare unicamente le variazioni pertinenti a quel ramo.

Terminata la procedura di liquidazione, si dovrà infine comunicare la cessazione dell'attività, provvedendo infine a cancellare l'impresa dal Registro Imprese, dall'INPS e dagli altri uffici ove l'impresa era iscritta.

Conclusioni:


L'opportunità a ricorrere alla procedura di liquidazione per le ditte individuali risulta conveniente nelle seguenti ipotesi (come peraltro si può capire in base a quanto scritto in precedenza):

a) quando l'imprenditore ha un immobile tra i cespiti dell'azienda (terreno o fabbricato);
b) quando cessa l'attività commerciale;
c) quando è indeciso circa la destinazione dell'immobile.

Riferimenti bibliografici e normativi:

- Circolare REFI del 14.10.2008 a cura del Dott. Giovanni Fiore - da Info Fisco 2008 n° 276;
- DPR 26 ottobre 1972 n° 633 (Testo Unico IVA)
- DPR 22 dicembre 1986 n° 917 (Testo Unico delle Imposte sui Redditi)